Sagra del Baccalà Norvegese
A Sant'Omero il merluzzo del Nord è di casa da un secolo: una famiglia lo importa dal 1903, sulla scia di un naufragio del 1432
La Sagra del Baccalà Norvegese porta in tavola il merluzzo salato in ogni forma che la cucina abruzzese gli abbia trovato: fritto, in umido, in insalata e nei primi piatti. Si tiene a Sant'Omero, in provincia di Teramo, nel cuore della Val Vibrata; nel 2026 è, secondo la stampa locale, la 45ª edizione, dal 19 al 25 luglio, sette serate che aprono anche a pranzo nei fine settimana.
La domanda a cui la sagra risponde è perché un pesce del Mare del Nord sia diventato tradizione di un paese dell'entroterra teramano. La ragione è concreta: dal 1903 ha sede proprio a Sant'Omero la ditta della famiglia Monti, uno dei maggiori importatori di questo pesce in Italia, e da oltre un secolo il baccalà è entrato nella cucina della Val Vibrata.
In cucina il baccalà — cioè il merluzzo conservato sotto sale, da non confondere con lo stoccafisso, che è lo stesso pesce ma essiccato al vento — si presenta in molte varianti. Le fonti raccontano di fritture, umidi, insalate e primi piatti creativi, accanto alle specialità abruzzesi che non mancano mai: gli arrosticini e i dolci tipici. È, come lo definisce la stampa, un simbolo della cucina povera diventato piatto di festa.
Il legame tra il fiordo norvegese e il colle teramano è più antico della sagra. Il fondatore Alceste Monti, si legge nella storia dell'azienda, volle «unire due mondi allora distanti, la Norvegia e l'Italia»: la prima importazione diretta arrivò nel 1950, duecento casse da cinquanta chili di merluzzo essiccato. Ma l'origine di tutto risale al 1432, quando il mercante veneziano Pietro Querini naufragò sull'isola di Røst, alle Lofoten, e scoprì lo stoccafisso «duro come il legno e facilmente trasportabile»: da lì il pesce del Nord entrò nelle dispense italiane.
Attorno agli stand c'è un borgo che merita una sosta. Sant'Omero è disposta su un colle dei rilievi teramani, in vista dell'Adriatico, tra i fiumi Vibrata e Salinello; a pochi passi si trova la millenaria Chiesa di Santa Maria a Vico, uno dei più antichi esempi di architettura sacra abruzzese, con la rara facciata in mattoni lavorati a opus spicatum, il rosone e il portale in travertino, e l'interno a tre navate con capriate lignee.
Su orari precisi e prezzi conviene attendere le fonti ufficiali. Si parla di sette serate e di apertura anche a pranzo nei fine settimana, ma né la Pro Loco Sant'Omero né i portali turistici hanno pubblicato gli orari esatti o il listino del 2026.
Cosa si mangia
Quando e dove
Domande frequenti
- Perché si fa una sagra del baccalà a Sant'Omero, in Abruzzo?
- Perché dal 1903 ha sede proprio a Sant'Omero la ditta della famiglia Monti, uno dei maggiori importatori italiani di questo pesce, e da oltre un secolo il baccalà è parte della cucina della Val Vibrata. Il legame tra Italia e mare del Nord risale al naufragio del mercante veneziano Pietro Querini alle Lofoten, nel 1432.
- Cosa si mangia alla sagra?
- Baccalà preparato in molte varianti — fritto, in umido, in insalata e nei primi piatti — accanto alle specialità abruzzesi come gli arrosticini e i dolci tipici.
- Quando e dove si tiene nel 2026?
- Dal 19 al 25 luglio 2026 a Sant'Omero, in provincia di Teramo, nel cuore della Val Vibrata.
- A quale edizione è arrivata?
- Secondo la stampa locale è la 45ª edizione, in continuità con la 44ª svoltasi dal 20 al 26 luglio 2025; è certificata «Sagra di Qualità» dall'UNPLI.
- Che differenza c'è tra baccalà e stoccafisso?
- Sono lo stesso pesce, il merluzzo artico, conservato in modi diversi: il baccalà sotto sale, lo stoccafisso essiccato al vento. La Pro Loco ha dedicato a entrambi anche un festival a parte.
- Cosa vedere a Sant'Omero oltre alla sagra?
- La millenaria Chiesa di Santa Maria a Vico, uno dei più antichi esempi di architettura sacra d'Abruzzo, con la rara facciata in mattoni a opus spicatum e l'interno a tre navate con capriate lignee.
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