Sagra della Coda alla Vaccinara e del Porceddu Sardo
La regina romana del quinto quarto e un maialino da latte allo spiedo si incontrano in un borgo etrusco arroccato sul tufo della Tuscia
Il piatto che regge tutto il fine settimana è la coda alla vaccinara; il sabato le si affiancano il porceddu sardo e l'Amaretto d'Oro. Si mangia a Blera, in provincia di Viterbo, in via dei Pozzi, dal 24 al 26 luglio 2026, a ingresso libero, con l'organizzazione della Pro Loco di Blera e della APS Ruben Ciarlanti, in collaborazione con Slow Food di Viterbo e Tuscia.
È l'incontro, in tavola, di due cucine delle feste lontane fra loro. La coda alla vaccinara è la quintessenza della cucina romana e laziale; il porceddu è il maialino allo spiedo dei pastori sardi, un tempo legato alla Pasqua. A Blera si trovano nello stesso cortile, e dietro non c'è solo il gusto ma una storia di comunità.
La coda alla vaccinara è la regina del quinto quarto, la cucina romana dello scarto nobilitato. Nasce nel rione Regola di Roma, dove vivevano i vaccinari, i macellai di vacche, pagati anche con ciò che restava della bestia dopo che le parti pregiate erano vendute ai ricchi: la coda di bue, cotta a lungo con sedano, cipolla, carota e sugo di pomodoro, nella versione più ricca con pinoli, uvetta e cacao amaro. Il porceddu, servito solo il sabato, è invece un maialino da latte infilato nello spiedo e arrostito, salato solo a metà cottura per avere una cotenna croccante e la carne tenera.
La sagra è anche una raccolta fondi. La APS Ruben Ciarlanti è nata in memoria di Ruben, un ragazzo di Blera scomparso a ventidue anni per un malore improvviso mentre giocava a calcio con gli amici; l'associazione installa gratuitamente defibrillatori e organizza i corsi per usarli, e finanzia questa attività proprio con eventi come la sagra. Il sabato sera è in programma un concerto «per Ruben», con il tastierista Alberto Rocchetti.
La cornice è un pezzo di Tuscia etrusca. Blera sorge su uno sperone di tufo alla confluenza dei torrenti Biedano e Rio Canale, ed è attraversata dall'antica Via Clodia romana, di cui restano tratti incassati nella roccia e due ponti del I e II secolo a.C., il Ponte del Diavolo e il Ponte della Rocca, oltre alle necropoli rupestri scavate nel tufo tutt'intorno.
Cosa si mangia
Quando e dove
Domande frequenti
- Cosa si mangia alla sagra?
- La coda alla vaccinara è protagonista di tutto il fine settimana; il sabato si aggiungono il porceddu sardo e l'Amaretto d'Oro.
- Cos'è la coda alla vaccinara?
- È la «regina del quinto quarto» della cucina romana: coda di bue cotta a lungo con sedano, cipolla, carota e sugo di pomodoro, nata nel rione Regola di Roma dai vaccinari, i macellai di vacche.
- Cos'è il porceddu sardo?
- È il maialino da latte infilato nello spiedo e arrostito, salato solo a metà cottura per ottenere una cotenna croccante e la carne tenera; alla sagra si serve solo il sabato.
- Quando e dove si tiene nel 2026?
- Dal 24 al 26 luglio 2026 a Blera, in provincia di Viterbo, in via dei Pozzi, a ingresso libero.
- Chi organizza la sagra?
- La Pro Loco di Blera e la APS Ruben Ciarlanti, in collaborazione con Slow Food di Viterbo e Tuscia; l'APS, nata in memoria di un ragazzo del paese, installa defibrillatori gratuiti e la sagra ne finanzia l'attività.
- Cosa vedere a Blera?
- Il borgo etrusco su sperone di tufo, la Via Clodia romana con il Ponte del Diavolo e il Ponte della Rocca (I e II secolo a.C.) e le necropoli rupestri scavate nel tufo.
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